A.L.F.A. 24 HP: La genesi dell’Alfa Romeo

: Primo piano di una A.L.F.A. 24 HP blu con ruote rosse esposta al Museo Storico Alfa Romeo.

Nata prima ancora del marchio che la avrebbe venduta, la 24 HP fu il Big Bang dell’automobilismo italiano: 42 CV, 100 km/h e un’anima sportiva capace di sfidare il tempo.

È il Big Bang dell’Alfa Romeo, un capolavoro di Merosi capace di correre a 100 km/h quando il mondo andava ancora a cavallo. Guardate quell’ottone e la linea di Castagna: non è solo un’auto, è il momento esatto in cui è nata una leggenda.

Quando un’automobile nacque prima del suo stesso marchio

Pensateci un momento. Un’auto che viene progettata, disegnata nei minimi dettagli e portata in officina… prima ancora che esista ufficialmente il nome con cui sarà venduta. Nel mondo dell’industria moderna è quasi impossibile da immaginare, eppure è esattamente quello che accadde tra le gelide notti milanesi del 1909, nel piccolo appartamento di via Cappuccio 17, dove un geometra di Piacenza di nome Giuseppe Merosi lavorava senza sosta ai disegni di un’automobile straordinaria.

Foto d'epoca in seppia di Giuseppe Merosi alla guida del prototipo A.L.F.A. 24 HP con passeggeri.
Giuseppe Merosi al volante della 24 HP durante i test su strada nei primi anni del ‘900.

Quella vettura si chiama A.L.F.A. 24 HP e rappresenta il capitolo zero di una delle storie più affascinanti dell’automobilismo mondiale. Non una semplice berlina dell’epoca, non un mezzo di trasporto qualunque: era un’opera d’ingegno capace di toccare i 100 km/h su strade sterrate, in un’Italia che di automobili ne contava a malapena qualche migliaio. Se volete capire da dove nasce il DNA del Biscione — quella miscela esplosiva di eleganza, velocità e carattere — dovete partire da qui.

In questo articolo vi porteremo a bordo di un viaggio nel tempo: scopriremo le origini travagliате di un marchio nato dalle ceneri di un’azienda francese in fallimento, la genesi visionaria di Merosi, i dati tecnici che ancora oggi fanno impressione, e il debutto nelle competizioni che avrebbe trasformato per sempre l’A.L.F.A. in una leggenda. Allacciate le cinture — metaforicamente, perché nel 1910 non esistevano ancora.

Dai gas alle leggende

Anche il più piccolo gesto può farsi custode di questa passione, permettendomi di preservare la cura dei dettagli e la costanza del racconto. Il vostro sostegno è il carburante che alimenta questo viaggio tra le leggende, affinché la loro magia continui a scorrere, intatta, su queste pagine...

Le radici francesi: da Bordeaux al Portello di Milano

Pierre Alexandre Darracq e l’avventura italiana

Ogni grande storia ha un prologo meno glorioso, e quella dell’Alfa Romeo non fa eccezione. Per capire la nascita della 24 HP bisogna tornare indietro di qualche anno, fino a una figura che con l’Italia aveva poco a che fare: Pierre Alexandre Darracq, imprenditore francese nato a Bordeaux nel 1855, baffoni a manubrio e fiuto sopraffino per gli affari.

Darracq aveva iniziato vendendo biciclette, poi un triciclo elettrico, infine automobili — e in Francia ci riuscì benissimo. Le sue vetture erano leggere, economiche, semplici: perfette per il gusto d’Oltralpe. Deciso ad espandersi, aprì filiali a Londra e, il 6 aprile 1906, diede vita alla Società Italiana Automobili Darracq — prima a Napoli (scelta per aggirare le barriere doganali e sfruttare i fondi per l’industrializzazione del Mezzogiorno), poi trasferita a dicembre a Milano, nel quartiere del Portello, in una fabbrica di ottomila metri quadri.

Illustrazione storica dello stabilimento A.L.F.A. al Portello, Milano.
Lo stabilimento del Portello dove ebbe inizio la produzione della 24 HP.

Il fallimento che aprì la strada al miracolo

Ma l’Italia non era la Francia. Le strade erano diverse, i gusti erano diversi, il portafoglio medio degli italiani era molto diverso. E soprattutto: le Darracq erano sottopotenziate. Su un territorio fatto di salite, strade bianche e mulattiere, chiedere a un cliente italiano di accontentarsi di un motorino fiacco era come offrirgli una poltrona scomoda spacciandola per lusso. Le vendite stentavano, la casa madre inviava componenti scadenti, poi arrivò la recessione del 1907. Fine del gioco: alla fine del 1909, Darracq mise la società italiana in liquidazione.

Duecentopiù operai senza lavoro. Officine vuote. Macchinari fermi. Sarebbe stata la fine — e invece fu l’inizio.

La nascita dell’A.L.F.A. e il coraggio di Ugo Stella

Il Cavaliere che scommise tutto

Il Cavaliere Ugo Stella era l’amministratore delegato della Darracq italiana. Un uomo pratico, con i piedi ben piantati per terra e la testa ben piantata negli affari. Mentre tutti vedevano macerie, lui vedeva possibilità. Conosceva il settore, aveva valutato i rischi, e soprattutto capiva cosa volevano i clienti italiani: potenza, eleganza, prestazioni. Non le timide vetturette francesi.

Con il sostegno di alcuni finanzieri lombardi e una garanzia di 500.000 lire dalla Banca Agricola Milanese, Stella rilevò le officine, riassunse l’intero organico di trecento operai e il 24 giugno 1910 fondò ufficialmente la A.L.F.A. — Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Era una scommessa audace. Ma come si dice: chi non risica, non rosica.

Pagina del catalogo originale A.L.F.A. Milano con il logo del Biscione e veduta del Duomo.
Frontespizio del catalogo pubblicitario originale della Anonima Lombarda Fabbrica Automobili.

“La prima A.L.F.A. era già una vera Alfa Romeo: elegante, sportiva, tecnologicamente all’avanguardia e dotata di un carisma inconfondibile.”

L’asso nella manica: Giuseppe Merosi

Stella sapeva che il successo dell’impresa dipendeva da una sola cosa: le automobili. E per fare automobili davvero straordinarie, ci voleva l’uomo giusto. Quell’uomo era Giuseppe Merosi, geometra piacentino di trentasette anni, con esperienze in Bianchi, Orio & Marchand e FIAT. Un tecnico visionario che aveva già mostrato di cosa era capace progettando motori sportivi di alto livello — tra cui il celebre motore della Fiat 100 HP da 16.286 cc.

Giuseppe Merosi accanto al motore monoblocco della A.L.F.A. 24 HP nel 1906.
Il rivoluzionario motore monoblocco della 24 HP progettato da Merosi.

Nell’autunno del 1909 — ancora prima della fondazione ufficiale del marchio — Stella gli consegnò un mandato chiaro: progettare due vetture completamente nuove da 12 e 24 HP. Dovevano essere più potenti delle Darracq, adatte ai gusti italiani, capaci di ospitare carrozzerie di lusso. Merosi si chiuse nel suo appartamento milanese di via Cappuccio 17 e lavorò giorno e notte. Il 1° gennaio 1910 consegnò i disegni all’ufficio tecnico. La 24 HP era nata.

Il cuore della macchina – Ingegneria rivoluzionaria per l’epoca

Il motore monoblocco: una rarità assoluta nel 1910

Nel 1910 la stragrande maggioranza dei motori automobilistici era costruita con cilindri separati, imbullonati sul basamento uno per uno. Merosi fece una scelta diversa, coraggiosa, quasi provocatoria: un motore monoblocco a quattro cilindri in linea fuso in un unico pezzo di ghisa. Una soluzione rara per l’epoca, che garantiva maggiore rigidità strutturale, minori perdite di calore e una manutenzione più semplice.

Dettaglio ravvicinato del vano motore di una A.L.F.A. 24 HP restaurata con componenti in rame e ottone.
Il cuore pulsante della 24 HP: dettaglio del sistema di accensione e raffreddamento.

Il cuore della 24 HP batteva a 2.200 giri al minuto erogando 42 cavalli da 4.084 cm³ di cilindrata — una cubatura che oggi ci farebbe pensare a un motore agricolo, ma che allora era una dichiarazione di potenza. Le valvole laterali erano comandate da un albero a camme nel basamento, con distribuzione a ingranaggi. Nessuna catena, nessuna cinghia: solo ingranaggi, robusti e precisi come orologi svizzeri.

La trasmissione della 24 HP, il pallino di Merosi

Per la trasmissione, Merosi ripescò un suo vecchio pallino: l’albero cardanico forgiato in un unico tronco, con tre supporti di banco e lunghe bielle a cappello con cuscinetti lisci. Era una soluzione raffinata, quasi ossessivamente ingegnerizzata — e per funzionare correttamente richiedeva una lubrificazione a pressione con pompa a ingranaggi, che Merosi sviluppò appositamente. Il cambio era manuale a quattro marce, collegato a ruote a razze di tipo Sankey tramite trasmissione ad albero.

Cruscotto in legno della A.L.F.A. 24 HP con manometri analogici e targhetta identificativa in ottone.
La plancia minimalista ed elegante della 24 HP, realizzata in legno pregiato.

Il telaio robusto come un ponte ed elegante come un’architettura

Il telaio a longheroni e traverse in lamiera d’acciaio stampata a C misurava 3,2 metri nel passo e 4,36 metri in lunghezza totale, con un peso a vuoto di circa 1.000 kg. Le sospensioni a balestre longitudinali semiellittiche con assali rigidi erano lo standard dell’epoca, ma l’equilibrio e la qualità costruttiva erano fuori dal comune. I freni a tamburo erano collocati sulle sole ruote posteriori, con doppio comando — a mano e a pedale — un dettaglio di sicurezza non scontato per il 1910.

Scheda tecnica completa: tutti i dati della A.L.F.A. 24 HP

La tabella seguente raccoglie in modo strutturato le specifiche tecniche della A.L.F.A. 24 HP, fondamentali per comprendere l’avanzamento tecnologico del modello rispetto alla concorrenza dell’epoca.

CARATTERISTICAVALORE
CostruttoreA.L.F.A. — Anonima Lombarda Fabbrica Automobili
Anni di produzione1910 – 1913
Esemplari prodottiCirca 300 telai (fonti: 200–1.000 a seconda della versione)
Motore4 cilindri in linea monoblocco, ghisa, valvole laterali
Cilindrata4.084 cm³ (4,1 litri)
Potenza max42 CV a 2.200 giri/min (31 kW)
Potenza fiscale24 HP
AlimentazioneCarburatore
CambioManuale a 4 marce
TrasmissioneAlbero cardanico a tronco unico, trazione posteriore
TelaioLongheroni e traverse in lamiera d’acciaio stampata a C
SospensioniAssali rigidi, balestre longitudinali semiellittiche
FreniTamburo sulle ruote posteriori (comando a mano e a pedale)
Peso a vuoto1.000 kg circa
Passo3,2 m
Lunghezza4,36 m
Velocità massima100 km/h (prime serie) — 105–115 km/h (serie successive)
Prezzo di listino (1910)12.000 lire (~35.000 € al cambio attuale)
CarrozzieriCastagna, Schieppati, Sala, Bollani
Versioni carrozzeriaTorpedo, Limousine, Spider, Corsa (2 posti)

Nota: le fonti storiche riportano lievi discrepanze sulla velocità massima (100–115 km/h) e sul numero di esemplari prodotti (200–1.000), probabilmente dovute alle diverse versioni e all’inclusione o meno degli esemplari militari. I dati più accreditati indicano circa 300 telai complessivi per la versione stradale.

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L’eleganza italiana. Solo carrozzieri d’eccellenza per una vettura premium

Castagna, Schieppati, Sala e Bollani: l’arte del vestire un telaio

Il Portello produceva l’autotelaio. Il resto — l’abito, l’anima estetica — era affidato ai maestri carrozzieri milanesi. Castagna, Schieppati, Sala e Bollani erano artigiani della lamiera, scultori dell’acciaio, capaci di trasformare un robusto telaio industriale in un oggetto di desiderio. E sulla 24 HP diedero il meglio di sé.

Vista laterale completa della A.L.F.A. 24 HP blu esposta su sfondo scuro.
Il profilo slanciato della 24 HP, simbolo di lusso e sportività del primo Novecento.

Le versioni disponibili erano molteplici, pensate per una clientela facoltosa e variegata:

  • Torpedo (versione Castagna): la più diffusa, elegante e sportiva, diventata il mezzo ufficiale del Comando Supremo del Regio Esercito durante la Prima Guerra Mondiale.
  • Limousine a sette posti: lusso puro, per chi voleva essere trasportato con la massima comodità.
  • Spider a due posti: per i più audaci, quelli che volevano sentire il vento in faccia a 100 km/h.
  • Corsa: la versione alleggerita per le competizioni, ridotta a 870 kg, più potente e più veloce.
Vista frontale della A.L.F.A. 24 HP esposta al Museo Storico Alfa Romeo.
La A.L.F.A. 24 HP, il primo modello prodotto dall’azienda nel 1910.

Un’auto premium nel 1910: due anni di stipendio per un sogno

Il prezzo di listino era di 12.000 lire — equivalenti a circa 35.000 euro ai valori attuali, ma soprattutto pari a quasi due anni di stipendio di un impiegato medio dell’epoca. Non era un’auto per tutti. Era un’auto per chi voleva il meglio, e sapeva riconoscerlo. Una premium car ante litteram, nella quale la cura costruttiva, i materiali di alto livello e le doti stradali eccezionali giustificavano ogni centesimo del prezzo.

Dettaglio ravvicinato dei fari in ottone e del radiatore di una A.L.F.A. 24 HP.
I raffinati dettagli in ottone e il primo logo A.L.F.A. sul radiatore.

Le prestazioni straordinarie della 24 HP, 100 km/h nel 1910, sulle strade di un altro mondo

Cento chilometri all’ora quando le strade erano mulattiere

Per capire cosa significasse raggiungere i 100 km/h nel 1910, bisogna immaginare un contesto radicalmente diverso dal nostro. Le strade erano per lo più sterrate, dissestate, piene di buche. Non c’erano guard rail, non c’erano segnali stradali, non c’erano ambulanze a portata di telefono. Eppure la 24 HP ci arrivava — e ci arrivava con disinvoltura, senza che gli occupanti ne risentissero eccessivamente.

Era costruita con una cura e una precisione che andavano ben oltre le aspettative dell’epoca. Non era solo veloce: offriva una tenuta di strada eccellente, una guida stabile e rassicurante. Era — per usare un termine moderno — bilanciata. E il pubblico lo capì immediatamente: l’accoglienza fu entusiastica, gli ordini arrivarono a valanga.

Interni in pelle rossa e volante della A.L.F.A. 24 HP.
L’abitacolo della 24 HP con sedili in pelle trapuntata e finiture in legno.

Il volo e il motore – un motore così buono che volava davvero

La straordinarietà del motore Merosi non si limitava alle strade. All’inizio del 1910, i tecnici Antonio Santoni e Nino Franchini — quest’ultimo collaudatore arrivato dalla Bianchi — costruirono un biplano equipaggiandolo con il motore della 24 HP, depotenziato a 36 CV.

Plancia in legno con manometri e pedale dell'acceleratore con scritta ALFA.
La strumentazione essenziale e il caratteristico pedale con logo ALFA.

Il 1° novembre 1910, dalla Piazza d’Armi di Milano (nell’area oggi occupata dallo Stadio di San Siro), l’aereo decollò con successo. Un motore automobilistico che volava. Se non è un biglietto da visita straordinario, cosa lo è? Ma se il motore ALFA scelse di salire verso il cielo, qualche anno dopo ci fu un motore aeronautico che scelse di scendere in pista: stiamo parlando della leggendaria Fiat Mefistofele, il diavolo meccanico nato proprio dall’unione tra un telaio da corsa e un propulsore d’aviazione.

Il battesimo del fuoco, l’A.L.F.A. entra nelle competizioni

Targa Florio 1911: il primo amore delle corse

Nel 1911, Giuseppe Merosi fece un passo che avrebbe determinato il destino del marchio per sempre: sviluppò la 24 HP Corsa. Alleggerita a 870 kg, più potente e più affilata, era l’equivalente delle moderne GTA — una Gran Turismo Alleggerita ante litteram. Con questa vettura, a soli dodici mesi dalla fondazione ufficiale, l’A.L.F.A. si presentò al via della Targa Florio.

A.L.F.A. 24 HP numero 11 guidata da Ronzoni alla Targa Florio 1911.
Nino Ronzoni alla Targa Florio del 1911 su A.L.F.A. 24 HP.

Nino Franchini (numero 1) e Ugo Ronzoni (numero 11) affrontarono i tornanti siciliani con una determinazione che non aveva nulla da invidiare ai grandi nomi dell’epoca. Franchini condusse a lungo la gara con diversi minuti di vantaggio sulla SCAT di Cerano, poi dovette ritirarsi al terzo e ultimo giro per la rottura di una ruota. Ronzoni, invece, si fermò per sfinimento. Risultato? Zero vittorie. Ma in quel paddock polveroso di Sicilia nacque qualcosa di molto più grande di un podio.

Vettura A.L.F.A. 24 HP numero 25 di Baldoni alla Targa Florio 1912.
La 24 HP guidata da Baldoni durante l’edizione del 1912 della Targa Florio.

La prima vittoria “Parma-Poggio di Berceto 1913”

La storia delle corse non si scrive con i ritiri. Si scrive con le vittorie. E la prima arrivò nel 1913 alla cronoscalata Parma-Poggio di Berceto, con Nino Franchini al volante della 24 HP Corsa. Secondo assoluto e primo di categoria: non una vittoria di misura, ma un dominio che fece capire a tutti che il Biscione era pronto a mordere.

Franchini e Santoni su A.L.F.A. 24 HP Corsa alla Parma-Poggio di Berceto 1913.
1913: L’equipaggio Franchini-Santoni domina la Parma-Poggio di Berceto.

Sul retro della vettura numero 1 alla Targa Florio del 1911, accanto a Franchini nel ruolo di meccanico di bordo, c’era un giovane di nome Giuseppe Campari. Nel giro di pochissimi anni, quel ragazzo avrebbe dimostrato un talento cristallino al volante delle Alfa. La storia, a volte, si preannuncia discretamente.

L’Italia del 1910 e la rivoluzione dell’automobile

Un Paese in trasformazione, un’automobile come simbolo del futuro

L’Italia del 1910 era un Paese giovane — il Risorgimento aveva portato all’Unità da soli cinquant’anni — e viveva una profonda trasformazione economica e industriale. Il Nord, con Milano e Torino come epicentri, stava abbracciando la rivoluzione industriale con entusiasmo. Il Sud restava prevalentemente agricolo. In questo contesto, l’automobile era molto più di un mezzo di trasporto: era un simbolo di modernità, progresso, benessere.

Esemplare di A.L.F.A. 24 HP blu con carrozzeria Torpedo esposta al museo.
La 24 HP in versione Torpedo, simbolo di eleganza e potenza per l’epoca.

Su tutto il territorio nazionale circolavano appena poche migliaia di vetture. Possederle era appannaggio di un’élite ristretta: imprenditori, nobili, professionisti agiati. La 24 HP si inserì perfettamente in questo contesto, diventando il mezzo di elezione per chi voleva dimostrare di stare al passo con i tempi — e di poterselo permettere.

L’impatto economico e sociale

La nascita dell’A.L.F.A. ebbe un impatto concreto sulla città di Milano e sull’indotto industriale lombardo. In poco tempo attorno al Portello nacquero officine specializzate, fornitori di componenti, carrozzerie artigianali. Il modello 24 HP contribuì a:

  • Sviluppare le competenze tecniche nel settore motoristico italiano, creando le basi per l’eccellenza ingegneristica che caratterizzerà decenni di storia industriale.
  • Stimolare il miglioramento delle infrastrutture stradali: auto più veloci e più usate richiedevano strade migliori.
  • Affermare il concetto di vettura di lusso italiana sul mercato europeo, anticipando di decenni il posizionamento premium che oggi associamo ai marchi del Belpaese.
  • Formare una generazione di meccanici, piloti e ingegneri che avrebbero scritto capitoli fondamentali della storia automobilistica mondiale.

La Grande Guerra e la nascita dell’Alfa Romeo – Nicola Romeo entra in scena

Dal Portello al fronte: l’A.L.F.A. entra in guerra

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914 cambiò tutto. Anche il Portello dovette fare i conti con la realtà bellica. La produzione automobilistica rallentò drasticamente, ma le officine erano troppo preziose per restare ferme: vennero riconvertite alla produzione di munizioni e motori aeronautici.

Vista posteriore della vettura d'epoca A.L.F.A. 24 HP di colore blu esposta al Museo Storico Alfa Romeo.
Il design posteriore della 24 HP, primo modello iconico prodotto al Portello.

La 24 HP militare — nella versione Torpedo Castagna — servì il Comando Supremo del Regio Esercito per tutta la durata del conflitto, diventando l’automobile istituzionale dell’Italia in guerra.

L’ingegnere Senatore e il nuovo nome

Il 2 dicembre 1915, la società in accomandita dell’ingegner Nicola Romeo rilevò lo stabilimento del Portello. Romeo era un colosso dell’industria metalmeccanica italiana, con fabbriche a Saronno, Roma e Napoli. Sotto la sua guida, il Portello si trasformò: una nuova fonderia, macchinari acquistati direttamente dagli Stati Uniti, il personale passò da poche centinaia a oltre 1.200 dipendenti.

Quando, a guerra finita, si riprese a produrre automobili, sorse un contenzioso sul nome con i precedenti proprietari.

Prospettiva laterale di una A.L.F.A. 24 HP blu con ruote a raggi rosse in un museo.
La A.L.F.A. 24 HP esposta con orgoglio presso il Museo Storico Alfa Romeo di Arese.

La soluzione di Romeo fu tanto pragmatica quanto geniale: unire “ALFA” al proprio cognome. Nacque così ufficialmente la denominazione che il mondo intero conosce:

ALFA ROMEO

La 24 HP era il seme. L’Alfa Romeo era l’albero. E quell’albero avrebbe dato frutti meravigliosi: la RL, la P2, la 6C, la 8C, la 159, la Giulietta, la Giulia. Ma tutta quella storia — ogni singola vittoria, ogni trofeo, ogni podio — cominciò in quel capannone del Portello, con i disegni di un geometra piacentino e il sogno di un cavaliere milanese.

Collezionare una A.L.F.A. 24 HP oggi. Il valore di un pezzo di storia

Rarità, autenticità e valore nel mercato dell’auto storica

Con circa 300 esemplari prodotti (alcune fonti citano numeri più alti includendo le versioni militari e i prototipi), la 24 HP è oggi uno dei pezzi più rari e ambiti dell’intero panorama del collezionismo automobilistico mondiale. Trovarla è difficile. Trovarla in condizioni originali è quasi un miracolo. Trovarla con documentazione completa è un’impresa da leggenda.

Primo piano di un faro anteriore in ottone di una A.L.F.A. 24 HP del 1910.
L’eleganza dell’ottone: il faro anteriore che illuminava le strade nel 1910.

Per chi avesse la fortuna di imbattersi in un esemplare da restauro o già restaurato, ecco i principali aspetti da considerare:

  • Autenticità dei componenti meccanici: il motore monoblocco originale è difficilissimo da reperire. La presenza di parti originali incide enormemente sul valore.
  • Carrozzeria d’epoca: identificare quale carrozziere ha realizzato l’allestimento (Castagna in primis) aggiunge valore storico e documentale.
  • Documentazione storica: certificati di autenticità, libretto di marcia originale, foto d’epoca, storia della proprietà — ogni documento è oro.
  • Iscrizione al RIAR (Registro Italiano Alfa Romeo): fondamentale per le omologazioni storiche e le manifestazioni d’epoca.
  • Stato delle sospensioni e del telaio: la lamiera stampata a C dei longheroni è il punto critico. La corrosione è il nemico principale.
Targa metallica originale con incisione "Ing. L. Troubetzkoy & C. Milano" su una A.L.F.A. 24 HP.
La targa identificativa dell’epoca che attesta l’origine milanese della vettura.

Dove ammirarla oggi

Il modo migliore per vedere una 24 HP dal vivo è visitare il Museo Storico Alfa Romeo di Arese (Milano), che conserva alcuni tra i più importanti esempi della produzione storica del Biscione. Alcune vetture appaiono anche nelle grandi aste internazionali — RM Sotheby’s, Bonhams, Artcurial — dove raggiungono quotazioni che riflettono la loro unicità storica.

Perché la 24 HP è il Sacro Graal del Biscione?

Guardare una 24 HP oggi — con i suoi ottoni lucidi, le ruote a raggi, il cofano lunghissimo e quella mascherina che sembra quasi un viso fiero — è come tenere in mano una mappa del tesoro. Ogni linea vi porta da qualche parte: a una vittoria in Sicilia, a un volo sulla Piazza d’Armi, a un ragazzo di Piacenza che lavora al lume di candela su foglie da disegno ingiallite.

Le automobili hanno un’anima. E se esiste un’Alfa Romeo con un’anima particolarmente potente, quella è la 24 HP. Perché è l’origine. È il punto dal quale tutto il resto si dipana. È la prova che la grandezza non nasce per caso, ma dall’incontro di persone straordinarie, da idee coraggiose, dalla disponibilità a rischiare tutto quando tutti gli altri dicono di no.

La A.L.F.A. 24 HP non è solo la prima automobile del Biscione. È la prova che il carattere di un marchio viene stabilito nel momento della sua nascita — e che nel caso dell’Alfa Romeo, quel carattere era già perfetto fin dal primo giorno.

“Non basta costruire un’automobile. Bisogna darle un’anima. E Merosi ci riuscì al primo tentativo.”

: Primo piano di una A.L.F.A. 24 HP blu con ruote rosse esposta al Museo Storico Alfa Romeo.
La leggendaria A.L.F.A. 24 HP, il primo modello prodotto dal marchio milanese nel 1910.

Dove Nascono le Storie: Le Tracce, le Voci e i Ricordi che Hanno Ricostruito la 24 HP

Per raccontare la 24 HP ho seguito le tracce lasciate da chi, negli anni, ha custodito la memoria di questa pioniera. Le informazioni ufficiali di ALFA 24 HP – Stellantis Heritage offrono il primo appiglio, quasi come aprire il portone di un vecchio garage e trovare lì, immobile, la capostipite di tutto. Accanto a queste, la scheda del Museo Storico Alfa Romeo – A.L.F.A 24-HP restituisce la voce autentica della fabbrica, quella che sa di metallo caldo e di mani esperte.

La prospettiva più ampia arriva da Wikipedia – ALFA 24 HP (1981-1989), mentre il Museo Fratelli Cozzi – 24 HP: la prima ALFA realizzata aggiunge quel tocco curatoriale che solo chi vive tra le auto sa dare. E poi c’è il racconto filmato di French Driver – Storie Alfa Romeo, épisode 1: l’ALFA 24 HP (1910), che permette quasi di sentirne il respiro meccanico.

Il viaggio prosegue oltre confine con l’analisi storica di A Garagem – O 24 HP foi o A.L.F.A que antecedeu a criação da própria marca e con la ricostruzione vivida di AutoBild España – La increíble historia del Alfa 24 HP, a 100 km/h en 1910. A queste si affianca la memoria industriale raccontata da Mi Clásico – ALFA 24 HP, El primer modelo construido en El Portello.

Per i dettagli più tecnici, ho consultato KFZ-Tech – Alfa 24 HP e la scheda completa di Ultimate Specs – Alfa 24 HP A Scheda Tecnica, mentre la voce della comunità appassionata emerge da ClubAlfa – 24 HP (1910). Infine, Carfolio – 1910 Alfa 24 hp A completa il quadro con dati strutturati e comparativi.

Sono fonti diverse, ma tutte raccontano la stessa cosa: una vettura che non è solo un pezzo di storia, ma un gesto di audacia. Una macchina che, come direbbe Carini, “non si limita a essere osservata: chiede di essere capita, rispettata, ascoltata”.

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